domenica, settembre 24, 2006

Al pensier non si comanda

Le parole non vengono a comando. Come i pensieri del resto. Questo l'ho capito. Ma li (le) sento che viaggiano velocemente nella mia testa, senza una destinazione apparente, senza vedersi, incontrarsi o anche solo rispettarsi un minimo. E senza empatia si urtano, rimbalzano, insultandosi e gridando. E il risultato è il caos.
Le parole non vengono a comando, e non si comandano, come i pensieri del resto. Ma ne ho bisogno, perchè sono il mio passaggio per il pensiero, le mie ruote sulla lunga strada della comprensione. Passerà tutto così? Senza il più piccolo bagliore? Senza la più fragile esplosione? Eppure avrei voluto tanto sbattere le palpebre di qualche bimbo per un attimo, e disegnarne la sopresa sul viso, o spremere una qualche nostalgia su un volto vecchio, e godermi lo spettacolo da qualche lacrima in bilico. O almeno sentirmi a casa passeggiano divertito in mezzo a un gruppo di persone con il collo teso e lo sguardo a fissare il buio della notte macchiato dei miei colori...
E' un'idea in fondo strana, che chissà in quale lontano e perduto momento ha messo casa nella mia testa a rompere l'equilibrio dell'innocenza. O forse è sempre stata li. O semplicemente è l'idea primordiale, il serpente, la prima montagna, satana, l'amore, la guerra, l'agnello divino, una musica. Tutto ciò che si muove e che è vita.
Sorrido e mi chiedo chi sono, dove sto andando e cosa sarà di me...che cazzo di domande...ma se muovo le dita qualche pensiero si ferma, sospeso, e si lascia leggere...

Nessun commento: