venerdì, settembre 15, 2006

Ho detto: Chi crede alle fate?

Certi giorni ti cadono addosso, così, semplicemente, mentre eri impegnato a finirne un altro di quelli normali e nella maniera più normale che conosci, come al solito. E invece, no.

Quando un sogno che credevi di avere ormai afferrato saldamente per la coda ti crolla addosso in questo modo quello che resta è un grande vuoto....e la cosa terribile è che per quanti sforzi faccia non riesci a riempirlo con niente di utile o almeno romantico che non sia uno sguardo ebete, patetico da sfondare i muri e un deserto sconfinato di pensieri che non arrivano.

Forse siamo solo troppo vecchi per questo gioco. Forse è il momento di crescere e abbandonarci grigi al sentire comune e ad una vita abitudinaria, senza fuochi d'artificio e qualcuno con il naso all’insù a gridare oooohhhhh alla fine, ma con una lunga funebre coda di rimpianti tirati a lutto, singhiozzanti e ridacchianti, almeno i più giovani.

Forse dovremmo solo piantarla di correre dietro alle fate. Forse quello che immaginiamo di voler essere rimane sempre e solo nella nostra testa, re incontrastato di uno spazio vuoto. Forse per noi la musica non è ancora finita, ma ormai solo ci sussurra qualcosa all'orecchio, di incomprensibile, e col distacco di chi non si ama più. Ma non si fa guardare, e nemmeno toccare.

Ci sfugge.

E la fortuna se ne sbatte.

Poche energie.

Ma come siamo caduti ancora una volta ci rialzeremo. Cosa potremmo fare? E poi fino a quando vedi fate attorno, non puoi resistere dal cercare di ingabbiarle. Ma mancano le forze.

Almeno questa notte.

Nessun commento: