Credo di aver visto una luce dall'altra parte del fiume. Sono i sogni, i grandi pensieri e tutto quello che ancora c'è da fare. Sono i desideri, è la prima idea, è il mondo da vedere, è qualcuno da salvare. In fondo non tutto è perduto, tante lacrime, tante lacrime, ma una voce mi chiama, quasi un sospiro: rema! In fondo il monito tatuato non si è cancellato, ed è il momento di guardarlo dritto negli occhi, ascoltare ancora una volta le sue parole, quelle vere. Ed è il momento di confessare a quegli occhi che ho paura, che sono in fondo piccolo, che troppo spesso inciampo e i miei passi barcollano sul vuoto. Non voglio perdere questa vita, ma nemmeno voglio lasciarla scorrere silenziosa mentre la osservo rassegnato dalla riva. E allora è anche il momento di pretendere la dignità di quello sguardo, perchè so cogliere le vere parole, perchè alla fine posso solo attraversarlo questo fiume che veloce mi scorre sotto i piedi, e chiudendo a forza le paure nell'angolo più nascosto del cuore e dello stomaco gettarmi nell'acqua fredda e nuotare verso la promessa...auguri.
giovedì, ottobre 19, 2006
giovedì, ottobre 12, 2006
A volte ritornano
E così ho trovato tutte queste parole dimenticate, avvolte nel nylon, sotterrate in cento quaderni e fogli sparsi, sepolte in qualche cassetto, pesanti, non più rumorose, fievoli, morenti. Anni di passioni, sofferenze, scrittura ai confini del sonno, favole ai confini del sogno...e steso e circondato da figure tribali e speculari di un tappeto da quattro soldi mi sono chiesto cosa avrei dovuto farne...lasciarle morire come un passato scomodo, o provare a resuscitarle, vedere se in fondo avevano ancora qualcosa da raccontarmi, oggi che il presente sembra maledettamente tornato al passato...ne ho tirato fuori qualcosa...
venerdì, ottobre 06, 2006
ancora
ancora andarmene ancora andarmene ancora andarmene ancora rumore ancora basta silenzio ancora via ancora un posto dove tutto questo non esiste ancora uno spazio aperto ancora un cielo grigio ancora aspettare la pioggia ancora respirare profondamente ancora correre ancora fermarmi ancora guardare ancora vedere ancora sentire ancora ascoltare ancora toccare ancora la mia musica ancora i miei poeti ancora il mio che ancora jack ancora thomas ancora tiziano ancora barcellona ancora argentina ancora africa ancora india ancora il mondo da salvare ancora rabbia ancora dormire ancora l'alba ancora il tramonto ancora la notte ancora ridere ancora ridere ancora ridere ancora ridere ancora il cielo sopra berlino ancora gli errori ancora l'innocenza ancora l'illusione ancora le opportunità ancora i miei anni ancora i minuti ancora gli attimi ancora carpe diem ancora il tempo inesorabile ancora l'ombra di mia madre ancora un mare ancora non ricordarmi ancora mio figlio ancora mai più dolore ancora la mia testa ancora i capelli ancora i piedi di vento ancora una penna ancora un quaderno ancora le mie storie ancora le mie parole in fila ancora sognare ancora illudersi ancora deludermi ancora comunque vivere ancora sudore ancora alla fine ancora la paura ancora la pace ancora una strada ancora ancora gridare un'orizzonte ancora un'emozione ancora svegliarsi ancora mai più ancora mai più ancora mai più ancora mai più ancora mai più ancora ridere ancora ridere ancora ridere ancora ridere ancora ridere ancora ridere ancora ancora ancora ancora ancora ancora nascondermi ancora chiudere ancora cancellare ancora cancellarmi ancora non parlare ancora empatia ancora il mio occhio ancora la pelle ancora l'odore ancora sfiorare ancora credere ancora credere ancora credere ancora credere ancora credere ancora una matita per gli occhi ancora vestiti stracciati ancora nudo ancora nightswimming ancora bere troppo ancora le canzoni dei partigiani ancora la guerra ancora mio nonno ancora le favole ancora la neve ancora un cane ancora un albero ancora uno schiaffo ancora una panchina ancora disegnare la pelle ancora il piccolo principe ancora le bugie ancora non dover mentire ancora un pianoforte ancora il suo nome ancora i suoi occhi ancora sfiorarsi ancora baciarsi ancora un abbraccio ancora ridere ancora partire ancora giocare ancora credere ancora credere ancora credere ancora credere ancora credere ancora ancora ancora ancora ancora ancora ancora ancora ancora ancora ancora ancora poterci credere
giovedì, ottobre 05, 2006
Ultima richiesta
L'ultima canzone di questa notte è per me. Struggente, malinconica, una maledetta coincidenza. Buonanotte mondo. Counting Crows - Hazy
When you disappear on me it's just like
parades in the rain
Every time i see you you just disappear again
Every time you're leaving i don't know what to say
I wanna see this whole town go away
So could you tell me why you're leaving
cause I don't know why it has to be so
could you tell me why you're leaving
cause I don't know I don't know I don't know
All these ending love songs
come into my eyes
but every time i see you
I'm alive, I'm alive
so could you tell me why you're leaving?
cause I don't know why it has to be so
could you tell me why you're leaving
cause I don't know I don't know I don't know
mercoledì, ottobre 04, 2006
Un vuoto perfetto
E' un vuoto enorme. E' un vuoto che continuamente, ininterrottamente cerco di combattere. E' un vuoto che spaventa, che attira, i suoi gorghi attorno alle gambe. E' un vuoto che mi lascia senza fiato ogni volta che lo scorgo nell'ombra. E' un vuoto che non lascia tempo, spazio, fantasia. E' un vuoto nero. E' un vuoto perfetto.
hai un pezzo di me
hai un pezzo di me
hai un pezzo di me
hai un pezzo di me
non dimenticarlo mai
dove sono i giorni in cui ridevo?
martedì, ottobre 03, 2006
Fine delle trasmissioni
Nel buio mi confondo, e non esisterei nemmeno, se non fosse per il fioco alito e il pulsare scostante della sigaretta. Nel buio mi assento dal dover vivere, per un momento, solo un altro momento per favore. Nel buio non trasmetto, ma ascolto le voci e i suoni che arrivano dalla parte della luce. Sono suoni soliti, nuovi per colpa della distanza, e dell'aria pesante. Suoni che sanno di deja-vu, suoni che ho già dimenticato. L'ultima canzone, goodnight elisabeth, e la radio si ferma qui. Per questa notte.
lunedì, ottobre 02, 2006
Pensando a Jack
E adesso di cosa dovrei parlarvi? In questa calda e ostinata notte di un'estate che non vuole andarsene cosa dovrei dirvi? Quale maschera vi aspettate che indossi? Vi affliggete disperati, convinti che non esista un'altra ragione che possa valere la pena. Non io. Conosco bene il valore del tempo e quello della vita. L'unica cosa che possediamo. E per questo non mi getterò pugni a terra per l'eternità aspettando che il vento mi copra con le sue ceneri. O salite sui vostri rumorosi bolidi lanciandovi in una folle cavalcata sperando di lasciare il pensiero qualche metro più indietro. Non io. La velocità non mi appartiene e pensare è comunque l'unica vera azione che ci appartiene fino in fondo. O magari vi tuffate in mille bottiglie per regalarvi il pretesto di maltrattare il mondo andandovene in giro a frantumare il dolore spargendolo così che tutto sia dolore. Non io. L'ho già fatto, e l'unica lezione che ne ho tratto è che le botte che mi infliggo sono solo meno dolorose di quelle ricevute, ma non meno dimenticate. No grazie. Me ne starò seduto qui cercando di scrivere qualcosa che sia decente per la mia anima, in questa penombra che sa d'incenso, gettando di tanto in tanto furtive occhiate al quadrato di cielo nero che mi concedo. Lontano un gruppo di luci che dovrebbero starsene ferme invece mi ammiccano ed ho la sensazione di essere l'unico che questa notte le guarda con questi occhi. E forse dovrei andare la, perchè so che da li potrei vederne altre cento, mille e mille da cui farsi sedurre e poi tradire. E dovrei partire. Mettermi su un treno lento con un buon libro e un quaderno, e riempire pagine ad ogni stazione, ogni volta che vedo una montagna, o una città o di nuovo il mare. Perchè alla fine tornerei sempre al mare. "In ottobre tutti tornano a casa". Per una volta il caro e vecchio Jack si sbagliava, perchè forse capita che qualcuno in ottobre voglia partire, ed esercitare l'unica sacrosanta funzione nel tempo che ci è concessa: andare. Su questo invece avevi proprio ragione Jack, e come vedi io non l'ho mai dimenticato.
domenica, ottobre 01, 2006
Archer Piper live!

Strano ma vero. Non ci si abitua. Mai. L'idea che in qualche modo stai facendo qualcosa di più o meno eterno. L'idea che seminare note stridenti nelle orecchie di chi ti sta davanti contribuisca a dare un senso allo scorrere veloce e indifferente delle lancette. L'idea di riuscire a fermare il tempo per una volta, fissare in un momento lunghissimo e fugace la storia, con la s minuscola certo ma sempre storia, la nostra. Uno schioccare delle dita che arriva fino agli angeli. E le sensazioni sono tante, diverse, e si mescolano con la birra in un cocktail di incoscenza e grandezza. L'attesa, snervante ed elettrizzante, che non manchi niente, che tutto funzioni, e chissà se verranno, e quanti saranno, cosa penseranno, e come cazzo era quel giro...no tranquillo, ieri sera mi è venuto bene.... Poi arriva il momento di cominciare e tutto si dimentica e tutto si ricorda. Non c'è più nessuno anche se senti il ronzio delle parole. C'è solo la musica, e le dita vanno da sole, ovviamente non sempre dove si vorrebbe che andassero, ma chi se ne frega. Già, chi se ne frega, e al diavolo quello che possono pensare, lo sto facendo! Sto facendo quello che volevo, per questa volta, ancora una volta cazzo, sto realizzando il mio infinitamente piccolo sogno, che se potessi anche solo trovare le parole per spiegarvelo vi convincereste che è Il Sogno, il migliore, perchè funziona, dalla mia testa alle mani, spinto prepotentemente dal cuore. E allora la sensazione diventa quella leggerezza del corpo non più inchiodato, diventa il piacevole prurito di piccole ali che crescono, come nelle favole dei bambini e nei film più stupidi. E quando finisce rimane una specie di vuoto, per aver visto oltre, per aver sentito un suono diverso, per aver guardato attorno dalla cima e forse aver capito qualcos'altro ancora, di indefinibile. E per tutto questo alla fine rimane una specie di nostalgia, e per un tempo vissuto profondamente da non poter essere ricordato, come una colossale sbornia, se non per qualche attimo di lucidità. Ma la forza rimane, e la voglia di tornare presto a guardare dalla vetta, dove tutto è più chiaro che qui, come un vento gentile e impetuoso spinge il nostro ronzante aereo verso le prossime note, stonate ma di una stonatura che fa bene all'anima. Alla nostra sicuramente. Grazie amici. Keep on rockin!
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